"...lontano dalle reti protettive si muovono folle sterminate senza lingua e senza suono. nella Pianura Estrema vivere è questo brullicare delle genti. il vacillare ad ogni arrivo di popoli da tutti i continenti. spinti in questo Luogo da insondabili ragioni sembrano ignorare il motivo del Trasloco." (Gilberto Centi "Prove tecniche di trasmissione")
L'Afghanistan non è un paese in guerra, ma una terra utilizzata e scelta - ancora una volta - da una guerra alimentata da imposizioni e mancanza di dialogo, la dimostrazione che il pregiudizio e le dittature nell'informazione sono all'origine dell'evoluzione di ogni conflitto.
Ci sono tanti modi di vivere una guerra. Dando per scontato che l'imperativo per chi la subisce è sopravvivere, anche in tali frangenti resta forte la volontà di non restare spettatori, ma di reagire. Reagire rivendicando una quotidianità negata, urlando, combattendo con la forza della speranza e documentando per testimoniare
Lampedusa, 16 - 23 febbraio 2009. Il governo vuole costruire un nuovo centro di identificazione e espulsione nella vecchia base militare Loran. Un signore di 93 anni canta il tango del mare. I migranti clandestini bruciano il CIE. Pasquale suona la fisarmonica e Anna gli prepara una padella di pesce al sugo. Adel cerca di trovare suo fratello, sbarcato clandestino. Mogalmi suo figlio. A carnevale si balla in casa, ci si veste da zorro, da strega e da robot e si gioca per strada. Per strada di notte la polizia in borghese cattura chi è scappato dal centro di espulsione. Allo Sbarcatoio invece a quell´ora di notte si beve e qualcuno suona il pianoforte. Carmelo per dieci euro ti porta dall´aeroporto in paese. Per venti dove ti pare.